giovedì 30 giugno 2016

...la prima escursione

 

Dieci chilometri facili, immersi nella natura, attraversando minuscoli paesi, pascoli, torrenti, pinete, immensi prati in fiore. Una temperatura che oscillava tra i 17 alla mattina, e 25 nel pomeriggio; ideale per camminare in scioltezza. 
Conosco molto bene questo lungo sentiero che nasce ai piedi di un passo sempre innevato sito a 2478 m/sm, e percorre in tutta la sua lunghezza una meravigliosa valle che conosce inverni lunghi e rigidi ed estati che sanno di fieno e latte appena munto. 
Il bestiame non è ancora salito all’alpe, quindi certe zone sono recintate perché le mucche hanno bisogno del loro spazio e gli escursionisti della loro sicurezza. Non posso fare il lungo fiume, poco male. Mi porto sul versante opposto e continuo senza intoppi nel mezzo del bosco. 



martedì 28 giugno 2016

...l'estate e i suoi colori

Sovvente il sole 
risplende in cielo 
più bello e vago 
Se oscura nube già l'offuscò. 
E il mar tranquillo 
quasi senza onda 
talor si scorge, 
se ria procella 
pria lo turbò. 

 (Vivaldi, Andromeda liberata, clicca qui

Ho tolto lo zaino dal suo letargo invernale. Tempo permettendo, domani vado a fare un’escursione in montagna. Ho bisogno di ossigenarmi. In città sta diventando già troppo caldo e afoso. Ho preso alcuni giorni di vacanza, e li vivrò a modo mio: escursioni, concerti, cinema e teatro. 
Ce n’è per tutti i gusti e quest’anno ci sono eventi con la E maiuscola. 
Come il concerto di venerdì scorso: Argerich, Bartoli, la grande orchestra e il coro al completo. Pezzi di rara esecuzione e protagonisti d’eccezione. Una serata indimenticabile. 
L’incipit di questo post è una cantata che è stata offerta come bis. 
Non la conoscevo. Molto bella. 

Un’altra bella serata è stata quella di domenica al cinema. Da tempo volevo vedere questo film e ho colgo l’occasione al volo: i fratelli neri. 
È ambientato sulle nostre montagne, e racconta di come a inizio dello scorso secolo i nostri bambini venivano venduti per una stagione, come spazzacamini. La povertà era tale che le famiglie per poter racimolare un po’ di soldi (per pagare conti in sospeso con il medico, oppure per crescere la famiglia numerosa), affidavano solitamente i figli maggiori a gente di pochi scrupoli che li rivendevano a dei padroni che a loro volta li facevano lavorare duramente trattandoli praticamente come degli schiavi. Alcuni morivano durante la trasferta, altri si ammalavano ai polmoni per via delle polveri che inalavano ogni giorno. I più fortunati riuscivano a cavarsela e rientrare a casa, per poi magari la stagione successiva ripetere l’esperienza. Andavano nella vicina Lombardia, a Milano spesso. 
Erano bambini. E questo accadeva poco più di un secolo fa. 

  

venerdì 24 giugno 2016

...an english breakfast, please

Sono alcune sere che faccio tardi: recital, teatro, incontri con amiche. Metti anche che dopo una primavera piovosa è letteralmente esploso l’estate nello spazio di 24h. Caldo, stanchezza,… ecco che quindi stamattina, ancora un po’ annebbiata ho acceso la radio e appreso del voto finale della Brexit. Dopo alcuni istanti per collegare i neuroni… ah si, già, giusto che c’era il voto…
L’esito non mi ha sconvolta particolarmente.
Posso dire che mi ha fatto piacere?
 Sorriso birichino mentre sorseggio il caffè e sgranocchio il toast.

 Di tutt’altro avviso i giornalisti che con i soliti toni catastrofistici si sono dilungati in considerazioni e commenti che in attendibilità sono paragonabili alle previsioni astrologiche o alle profezie di Nostradamus.
Un fatto però mi ha lasciata basita, questo si.
Il primo ministro che afferma: “Non ho un piano B.” (leggasi, non so che cazzo fare ora come ora).
Ma vi sembra una cosa seria?
La vita è piena di alti e bassi.
Quando sei a capo di una nazione, sei come un capitano in alto mare: devi saper affrontare le intemperie. Altrimenti perché stai al timone?

I politici sono diventati come tanti manager, e fanno schifo. Nessuna lungimiranza, nessuna capacità di trovare soluzioni in periodi di difficoltà, nessuna strategia, nessun piano B. Le cose non vanno come vogliono loro. Si dimettono. Troppo comodo. Devi saper trovare un piano B che sia migliore del piano A. Questo devi fare.

Da questo lato è da ammirare la regina che nella sua vita di monarca ne ha sapute superare di crisi… è privilegiata, vero, ma quanti politici al suo posto avrebbero già abdicato…

Eh si, lunga vita alla regina.

domenica 19 giugno 2016

...(non) sparare sul gruppo

Nei giorni scorsi, il quotidiano a cui sono abbonata ha voluto dare maggior risalto al “problema dei profughi” e ha pubblicato su ogni pagina, in basso a destra, una foto del (oramai tristemente noto) bimbo morto sulla spiaggia. Ogni scatto preso da un’angolazione diversa. A finire, una lettera a tutta pagina del giornalista che spiegava le ragioni di questa scelta editoriale. 
Mi sono interrogata sull’opportunità di questo modus operandi. Ancora una volta si è preferito usare l’opzione facile delle foto choc, piuttosto che approfondire la tematica con le parole scritte. Oppure hanno ragione loro, e oggi come oggi questo è rimasto l’unico modo per farsi sentire? 
Eppure, i racconti scritti restano dentro molto di più delle immagini e in certi frangenti a mio parere sono più opportuni e rispettosi degli eventi. 

Su una cosa sono comunque d’accordo. Sono le piccole storie dei singoli quelle che fanno la vera Storia. E solo indagando queste, riusciamo a essere più partecipi di un dramma che altrimenti ci sembra estraneo, lontano, non affare nostro. 

Come quella trascrizione di un interrogatorio di un ex militare jugoslavo che ho letto alcuni anni fa. Su richiesta della procuratrice Del Ponte (sempre lei, una forza della natura), l’uomo ripercorre quelle ore in cui avvenne la strage di Srebrenitza. Racconta di come i camion arrivavano nella radura di notte. I militari spintonavano fuori i civili, e poi veniva fatto fuoco. A un certo punto, dal mucchio di morti ammazzati si alza un bambino di pochi anni. È ancora vivo, piange e cerca la sua mamma. Il militare resta come paralizzato e non riesce a sparare. Si avvicina al bimbo e dolcemente lo fa salire sul camion vuoto. Il camion parte, altrove si riempie di altre persone, e al prossimo giro quando arriva di nuovo in quella radura… il milite è pronto a sparare nel mucchio. Colpirà probabilmente anche il bambino, ma lui spara sul gruppo… perché gli vien più facile. 

E così anche a noi, vien più facile sparare nel gruppo quando ci viene presentato il “problema dei profughi”: su muri, barriere, filo spinato. 
Diversa è la storia se ci viene narrata come Saber, Farida, Hanifa,… ma di queste persone ve ne parlerò in un altro post. 

sabato 11 giugno 2016

...di sassi e stelle

Tardo pomeriggio a concerto. Lo sguardo del pianista è molto serio, anzi infastidito. De che poi?!? Siamo un pubblico educato, silente quando serve, caloroso con gli applausi al momento giusto. Eppure lui… mah, avrà la luna storta. Vien voglia di chiedergli se dobbiamo andarcene. Nemmeno sul finale si rilassa o fa almeno finta di apprezzare di esser lì. Tanto bravo, quanto antipatico. Anche la solita amica ottuagenaria l’ha notato, e me lo esterna con una gomitata e gesti inequivocabili. Non è giornata. Ah ‘sti artisti! 
E se ora è irritata per questo atteggiamento del giovine musicista, dovevate vedere qualche ora prima quando ha perso i gangheri venendo a conoscenza che la prossima prova generale aperta al pubblico è stata cancellata… e lei si ritrova senza i biglietti del concerto serale, perché ormai tutti esauriti.  
"Saranno i capricci della grande star… è lei, la cantante… lo so che è lei.” E sbatte il tablet sul tavolo della cucina (nb: l’ultraottantenne è più avanti di Daffo in fatto di tecnologie). Concordiamo che questo aprire le porte per poi sbattertele in faccia a tradimento non è molto corretto… “e non ti conviene sbattere il tablet a quel modo o lo rovini subito.”  
Il concetto che agli artisti son fatti così e a loro i colpi di testa vanno perdonati, non mi garba molto. 
Perlomeno la grande e indiscussa protagonista del progetto, almeno con il pubblico si è sempre dimostrata corretta, generosa e disponibile. Ieri sera al concerto di apertura è stata impeccabile sotto tutti gli aspetti. Non si poteva chiedere di meglio. 
Dietro le quinte però… ahi ahi. Sono di questi giorni gli sfoghi del direttore artistico che l’ha dovuta “gestire e sopportare” per anni e anni. Ora siamo alla fine e altro che togliersi sassolini dalle scarpe, sembra proprio che si sia tolto un sasso dal piede. 
A insaputa di molti, dobbiamo ahimé ammettere che c’è una realtà in cui le stelle non brillano in intelligenza. 

Lei però no, è deliziosa e semplice così come la vedete. 
E brava brava brava. 

 

mercoledì 8 giugno 2016

…♫♪♫♫♪♫♪♫♫♪

Una sola nota stonata. Quest’anno sarà l’ultimo anno di una manifestazione musicale che ho amato e apprezzato moltissimo. Concerti indimenticabili, incontri simpatici, musicisti che sono cresciuti anno dopo anno con la rassegna. Sono diventati grandi in tutti i sensi e ora sono in giro per il mondo a raccogliere degnamente molti meritati applausi. Ma hanno mosso i primi passi qui… e noi ce lo ricorderemo sempre con quel sentimento di nostalgia di genitori che hanno visto i figli lasciare casa. 

Dopo quindici anni… e hai voglia dirsi che chiusa una porta si apre un portone. 
Scambio due parole con la solita signora dei biglietti, quest’anno c’ha i capelli fucsia. Lo scorso anno viola, e l’anno prima rosso. Se ne va un po’ anche della sua vita. Lei che è stata il pilastro della manifestazione, presenza fissa, organizzatrice impeccabile e capace di fare entrare tutti in sala senza che ci fosse mai un ritardo nell’inizio dei recital. Lei che mi mancherà. 

Ma non lasciamoci prendere dalla malinconia.
Per iniziare, stasera mi sono goduta un meraviglioso recital di un giovane che ha presentato un intero programma dedicato a Enrique Granados. Non conoscevo questo compositore. Va' che incanto… ascoltate:

 

E domani… chissà.

martedì 7 giugno 2016

...totale impunità

L’estate offre molte occasioni di svago. E Daffo ritorna in questa stagione a darvi qualche assaggio culturale, musicale e quant’altro si presenta fuori dalla porta di casa. Una scusa come un’altra per ritornare a far vivere questo blog che langue da un po’, ma che mi ha sempre dato molte soddisfazioni.

Tra un temporale e l’altro, si fa strada l’umidità e il caldo. Guai però a sconnettere pigramente il cervello. Mai come in questi tempi abbiamo bisogno di essere informati e consapevoli di quello che sta accadendo attorno a noi. Se la politica è vergognosamente assente su certi fronti, noi dobbiamo marcare presenza e non far mancare il nostro occhio vigile sul mondo, reagire e fare sentire la nostra voce.

L’occasione di questa sera è una di quelle da non perdere. Amnesty International offre un’amichevole chiacchierata con una donna che ammiro per tutto quello che ha fatto e continua a fare: la già capo del tribunale internazionale per i crimini di guerra, ora membro della commissione ONU che sta indagando i crimini in Siria, Carla Del Ponte. È “una dei nostri”, direbbe qualcuno, nata a cresciuta in una valle della nostra regione. E ne andiamo orgogliosi.

Chiede al moderatore di saltare la presentazione “perché tanto sapete già tutto di me”, e si entra subito nel racconto delle donne Jasidih. Un paese dell’ Iran dove gli uomini sono stati uccisi, le donne e i bambini rapiti e venduti in Siria ai militanti dell’ISIS. Violenze fisiche, sessuali, repressione, schiavitù. Le chiama donne, ma in realtà sono ragazze/bambine di 12, 13, 14, 15 anni. Alcune muoiono, altre restano ostaggio di sevizie per anni. Alcune fortunate riescono a fuggire e raccontare le loro storie. Lei, Carla, e la sua ventina di collaboratori, raccoglie ogni storia, ogni dettaglio. Scrive rapporti e denuncia il genocidio… la consapevole volontà di eliminare un intero popolo. 
Quel che dice è scomodo, e come spesso accade non c’è nessuna volontà politica di istituire un tribunale internazionale che porti alla sbarra i colpevoli. Gli Stati Uniti e la Russia continuano a colpi di veto a impedire che il tribunale veda la luce. Ci sono troppi interessi economici in ballo, e come sempre i diritti umani vengono calpestati. Noi si è ritornati a vendere armi all’Arabia, altri foraggiano Assad con armi e soldi, ecc. Alla richiesta di essere più specifica su chi finanzia chi, ride e dice che non può esporsi o verrebbe bacchettata dai suoi superiori… e poi la vogliamo rivedere viva (aggiunge il moderatore).

Parla di come il conflitto in Siria è iniziato e di come sia degenerato al punto tale che attualmente non c’è più il fronte dei “buoni” e dei “cattivi”. Accadono crimini orribili, e chi uccide gode della totale impunità. Lo sanno, ne approfittano e si commettono crimini sempre più cruenti. Pungolata dal giornalista che vuole ad ogni costo cercare di identificare una violenza giustificata (i buoni), lei resta ferma: io perseguo TUTTI i crimini, non importa chi li commette. Un omicidio resta sempre un omicidio. E spera un giorno di poterli portare tutti di fronte a un tribunale, fare giustizia. Fare giustizia per quei bambini che lei ha guardato negli occhi nelle corsie degli ospedali di Aleppo e non solo. Bambini mutilati, traumatizzati, orfani, che aumentano di numero ogni giorno che passa, nella totale indifferenza di noi paesi occidentali.

Non sa quando si vedrà la fine di questo conflitto che si è allargato oltre i confini della Siria. Non sa quando e chi deciderà… gli USA sono sempre calmi in campagna elettorale, non interverranno a breve. I Russi sembra si siano anche loro ritirati. L’Europa… perché, esiste un’Europa? Lasciano fare agli altri. L’unica che è stata un po’ pragmatica è la Merkel che ha cercato di dare casa provvisoria ai siriani che fuggivano e che, credetemi, non appena ritornerà la pace rientreranno a casa loro. E noi? Costruiamo muri, mettiamo il filo spinato. Non siamo capaci di accogliere quattromila persone. Dobbiamo vergognarci. L’Europa non è nemmeno capace di mandare alcune navi a prendere a bordo le persone che tentano di fuggire dalla guerra. Non facciamo nulla per evitare che muoiano nel mare. Siamo a questi livelli! Dobbiamo vergognarci!!
La politica non fa nulla… alziamo la voce! Facciamoci sentire!

Da parte sua si è detta sempre disposta a incontrare Assad e discutere una resa. Mi sta bene che resti presidente fino a che troviamo un accordo di pace. Poi però lo voglio processare, non deve restare impunito.
Fra il pubblico ci sono persone che sono andate in Libano, Turchia, Siria a portare aiuto. Ognuno testimonia orrori e devastazioni. Si sollevano questioni religiose e culturali.

E noi cosa possiamo fare? È’ una ragazza a porre questa semplice domanda.
Informarsi, attivarsi tramite le varie ong, scrivere ai giornali. Non lasciare che il silenzio e l’indifferenza prendano il sopravvento.

Stiamo parlando di esseri umani. Non sono numeri.
Sono esseri umani, come lo siamo noi.