giovedì 20 novembre 2014

...uomini di buona volontà

 
“Quando viviamo pienamente in questo istante, non importa quanto difficile ci possa sembrare, il futuro non ci preoccupa; quindi, non ci può essere paura.”

A latitudine Daffo, sono passati i giorni di acqua e fango. Due case spazzate via, tre donne e una bimba morte troppo presto. Poi, un altro servizio radio passa la parola a una madre palestinese che racconta di macerie e tristezza. Svegliata in piena notte e costretta a lasciare l’abitazione assieme ai suoi figli. Una volta in strada, l’esercito israeliano le fa saltare in aria l’abitazione. Il jingle del notiziario fa da trait d’union a ulteriori resoconti sul fronte di guerra ucraino. Navi che solcano i mari per destinazione ignota ma facile da indovinare. Sul finire, il focus si restringe ai paesi confinanti e il verdetto di un certo processo lascia sconcerto e vien da dire che in-giustizia è stata fatta.
 
Con un senso di inquietudine spengo la radio.
 
Lilly Gruber, diceva in una recente intervista... non importa il caos della situazione in cui sei, arriva per tutti un istante in cui ti ritrovi a dover fare una scelta fra il bene e il male. E quell’istante può fare davvero la differenza.
Su larga scala, questa consapevolezza del bene e del male può perfino cambiare i destini del mondo. Se ognuno di noi, nel suo piccolo, prendesse atto dell’importanza di certe scelte e non seguisse quelle ovvie solo perché le più facili… quanto si starebbe meglio.
 
Poi penso a tutte le teste vuote che vanno a farsi un selfie in cima a un pennone e si schiantano al suolo. Altri coetanei che si arruolano nelle fila delle milizie terroristiche. Tutta massa grigia che resta abbindolata dal primo che passa… che sia una pubblicità, che sia un guru.
Ah dimenticavo, a latere c’era anche un appunto su una ragazza che ha sposato il serial killer per antonomasia… e lei convinta fino al midollo della sua innocenza.
 
E mi sovviene una domanda… oltre a un grande senso di inquietudine: ma c’è speranza che qualcosa volga al meglio nei prossimi anni?
 
Il mio sole dentro mi dice di si. E penso a tutti quegli uomini (e donne) di buona volontà che in questi giorni di intemperie si sono prodigati in tanti modi per portare soccorso alla popolazione. E non erano tutti professionisti. C’erano molti volontari, gente comune. E sono perfino arrivati corpi pompieri da altri cantoni.
 
L’Europa sta attraversando un periodo molto difficile. Se la maggioranza resta unita nonostante le grandi difficoltà, e non cede posizione all’estremismo e all’isterismo… ce la possiamo fare.
 
Lo so, è un post anomalo. Solitamente in questo blog non si parla di attualità. Oggi però mi andava di condividere alcuni pensieri, per liberarmi da uno strisciante senso di inquietudine.
 
Ok, ora ascoltiamoci la Gianna per scaldarci il cuore:
 

martedì 18 novembre 2014

...percezioni

Ogni tanto capita che l’insegnante segua discretamente noi studenti dell’ultimo anno. È stato il caso due settimane fa. Lei non interviene: se ne sta in un angolo, silente, e ascolta e prende nota e poi a porte chiuse se ne parla. Tanto per complicarmi l’esistenza, senza preavviso ha portato lei “la cavia”. Una sua amica di scorribande, possiamo definirla così.
 
Prendo in mano la cartella, mi munisco di penna e…
“Raccontami qual è il problema”
“Mi vedo grassa e voglio perdere almeno 7kg.”
La tentazione di alzarmi e sbatterla fuori è molto alta, ma resto zen e solo l’incresparsi del sopracciglio sinistro tradisce il mio scazzo (ma questo dettaglio lo sa solo chi mi conosce molto bene). Sfoggio un sorriso paziente. Quella che ho davanti è una donna attraente, slanciata e in forma, per nulla anoressica e men che meno grassa. Vien da chiedersi se per caso non mi stia prendendo per i fondelli. Poi mi dico che ha una percezione di sé molto distorta… e allora lavoro su quello, e capisco che il problema è tutt'altra cosa.
 
Due ore di intervista. In un paio di occasioni si risente di quello che dico e chiede l’intervento dell’insegnante. Proseguo imperterrita e ignoro richieste e commenti delle parti. Non son qui a pettinare le bambole. Ci sono molte ricostruzioni da fare e alla fine della seduta la lascio con un compito da fare per la settimana successiva. Tassativo.
“Non puoi chiedermi una cosa così!” mi implora.
E invece si!! Resto irremovibile. Se ne va imprecando e probabilmente in cuor suo mi ha anche mandato a quel paese.
“Daffo sei stata perfida!” la voce arriva dall'angolo silente, ma lo dice in modo gentile… quasi sollevata che abbia fatto io quello che lei non osava fare alla sua amica. So di aver ragione. Non affondo il coltello nella piaga tanto per. Lo faccio quando sono sicura che posso ottenere molto.
 
E infatti, oggi mi ha ringraziata. Risultati strabilianti oltre ogni aspettativa. Ho trovato in studio una persona diversa: mi racconta che ha ripreso in mano la sua vita, si è ritagliata più tempo per se stessa e ha deciso di seguire alcuni corsi all’estero lasciando le redini di casa al marito. Ha capito il mio input sibillino e ha riavvicinato la sorella con cui non aveva contatti da oltre dieci anni e questo le ha fatto ritrovare serenità. Ha già perso 1 kg, ma poi l’ha ripreso mangiando e bevendo in compagnia… “ma chissenefrega perché ora finalmente sono felice!!!”
Sono soddisfazioni. E pensare che non ho nemmeno usato l’ipnosi.
 
A controbilanciare questi successi poi, ci sono le frustrazioni: pazienti che sono in terapia da anni e non sai più cosa fare. Oggi abbiamo discusso lungamente di questi ultimi. L'insegnante ha lanciato la sfida e la richiesta d'aiuto.
E stavolta è una mia amica, sua paziente da oramai 6 anni, a essere un caso “irrecuperabile”.
Vedremo…
 

sabato 15 novembre 2014

...warm&cosy

Questa settimana ho rinunciato a lezione, alla serata letture del Paradiso, all’incontro con Corrado Augias, alla serata teatro nonostante avessi i biglietti offerti, al concerto sinfonico (ma almeno l’ho ascoltato in diretta alla radio), al week-end di seminario con la mia insegnante.
Tutto a malincuore, ma siccome mi voglio bene l’ho fatto. Stancarsi non aiuta a rimettersi in carreggiata. Sto meglio? sto meglio, ma diciamolo sottovoce e senza esaltarci oltremodo.
 
Quindi oggi, in barba all’acquazzone che rovinava sulla città, mi sono regalata un pomeriggio al festival di letteratura organizzato in città. Si è discusso di etica, insegnamento, illuminismo, parole e molto altro ancora. Alcuni scrittori hanno presentato le loro ultime fatiche… in un caso mi sono detta che non è stata una buona idea conoscere l’autrice: se mai avessi avuto un vago desiderio di acquistare il suo romanzo, l’ho affossato definitivamente.
Tra un intervento e l’altro, intervalli musicali con pianoforte e cantante… una splendida voce soul che ben si abbinava alla giornata.
 
Mi sono incamminata verso casa prima che si rabbuiasse. E in questa stagione non c’è nulla di più bello che rientrare all’asciutto e nel tepore delle quattro mura. Divano & plaid caldo, tè fumante e una pila di libri… da assaporare a ritmo lento, mentre fuori piove e fischia il vento.

 

giovedì 13 novembre 2014

...blowing in the fear

 
“Se prestiamo attenzione alla paura, ci accorgiamo che si tratta di energia che cerca di passare attraverso il nostro corpo. La paura è una resistenza che opponiamo al passaggio di questa energia. Se siamo disposti a lasciare che l’energia passi attraverso di noi, essa si riverserà sotto forma di eccitazione. Ogni anno si spendono milioni di dollari nel tentativo di procurare a se stessi un po’ di eccitazione nella vita. Ci lanciamo dagli aeroplani, scaliamo montagne, andiamo a vedere film dell’orrore – qualsiasi cosa pur di creare qualche tipo di eccitazione – ma tutto ciò che dobbiamo fare è dare un’occhiata alle cose che ci spaventano. Se cessiamo di opporre loro resistenza, accade che le lasciamo fluire attraverso di noi, e sarà questa energia a fornirci l’eccitazione che desideriamo.”
 
-Chuck Spezzano-

Rido e penso a quella volta che invitai a casa una collega. Io ignoravo che… beh…sta chiudendo la porta quando con nonchalance e felice felicissima mi presento con in braccio il gattino che avevo in custodia per alcuni giorni… “Ciao, entra, lui è…”
“AAAAAAAAHHHHHHHHH…” e sparisce così velocemente che manco la vedo.
Non sapevo che avesse la fobia dei gatti… forse se lasciava fluire l’energia…. se ci ripenso… io e il gattino siamo rimasti lì a guardare il vuoto… lei non ha fatto fluire l’energia, ecco cosa è successo... si si.
 

mercoledì 12 novembre 2014

...piove

 
Sono entrate in campo la protezione civile, i pompieri e i militari. Hanno evacuato una clinica, costruito passerelle, svuotato cantine, eretto paratie. Con barche e barconi trasportano in luoghi sicuri e asciutti le persone dei quartieri inondati. Alcune scuole sono state chiuse. Nelle valli, le dighe sono state aperte alla massima potenza e sembrano cascate del Niagara. Bollettini radiofonici continui. Inviti a non usare l’auto e se possibile restare in casa.
Questo è l’allarme 4 su scala 5.
Tutti i laghi sono esondati, i fiumi sono paurosamente in piena e molte strade sono chiuse. Alcune frane hanno interrotto anche la ferrovia.
E continua a piovere.
Mai così tanta acqua in novembre… non che questa estate sia stata da meno. Ci sono disagi ma tutto sommato, finora la situazione è sotto controllo e viene gestita con efficienza. La coordinazione tra i vari corpi intervento funziona.
 
Causa maltempo, malessere e voglia di fare saltami addosso… con fare indolente giro per casa e faccio un po’ d’ordine. Poi ho sminuzzato un po’ di verdura per il minestrone. Non sapendo più che fare perché non so nemmeno io se sto bene o se sto male… sono uscita a farmi un giro. Ovviamente sono rientrata grondante d’acqua, ma felice. Non so perché ma l’acqua addosso mi fa questo effetto. Dal sacchetto tolgo una stella di Natale. Recupero dal solaio un bel vaso stile nipponico. La pianta è un po’ sghemba ma… due tocchi sicuri e la raddrizzo. E voilà, con le decorazioni siamo a posto anche per queste festività.
 

lunedì 10 novembre 2014

...cocktail

Mi mette in mano un bicchiere da mezzo litro di un liquido trasparente.
“Daffo, guardami! Quello che c’è qua dentro fa schifo, molto ma molto schifo… ma me lo devi bere tutto!!! Tutto!!!” e per fare capire il concetto a Daffo che è un po’ sfatta dopo l’improvviso malessere, accompagna le parole con gesti ammonitori di un dito che fa avanti e indietro…
“Ma lo devo bere tutto d’un fiato oppure posso berlo a sorsi?”
“Anche a sorsi, ma hai mezzora di tempo perché poi ce n’è un altro ancora, diverso, da bere.”
“Ok, capito.”
Guardo perplessa il liquido incolore, faccio roteare il bicchiere come fanno i sommelier... prendo tempo... poi mi faccio coraggio. Assaggio.
“umh… che buono!! Rinfrescante!! Buono buono...”
E sotto lo sguardo sbigottito dell’assistente, ingurgito tutto in pochi secondi… glugluglugluglu… e mi sfugge un lieve rutto finale… “ops…”
“Non preoccuparti. Lo prendo come un apprezzamento. Tu non sei normale... in otto anni sei la prima paziente che mi dice che è buono! Meglio che tu non sappia cosa c'era dentro. Ecco il secondo allora, cin cin.”
Il secondo bicchiere non ha sapore, è come bere un bicchier d’acqua.
“E ora?” interrogo, sperando che mi diano anche qualcosa da mangiare…
“Ora aspettiamo mezz’ora. Ho già capito che hai fame... te lo si legge in faccia... ma devi avere pazienza... intanto facciamo alcuni prelievi, blablablabla… riesci a stare in piedi? Bene…”

Venerdì notte sono stata male. Un episodio di poche ore nel cuore della notte, improvviso e intenso, poi ora di sabato pomeriggio sono ritornata più o meno pimpante. Non capiscono cosa sia accaduto. Nel frattempo mi hanno fatto ingoiare di tutto, molti prelievi e chi più ne ha più ne metta. A guardarmi oggi sembro sana come un pesce… che ogni tanto rutta ancora… azz quanta roba mi han fatto bere... però mi sento bene...
 

venerdì 7 novembre 2014

...lontano

Non ricordo di essere mai uscita di venerdì sera, se non forse qualche volta per un concerto sinfonico… ma quest’ultima è una cosa che mi rilassa e quindi ci sta anche. Tutto il resto, mi stressa. E di venerdì, bramo la quiete e il dolce far nulla.
Faccio una doccia appena rientro, mi vesto comoda e poi lascio che le ore scorrano lentamente, magari leggendo, mentre la luce si fa crepuscolare.
Prima che lo stomaco brontoli, mi verso due dita di bianco e stuzzico qualcosa, mentre preparo la cena a ritmo bradipo. Qualcosa di buono ma non troppo impegnativo.
Mi premuro pure di spegnere il cellulare o quantomeno zittirlo… Daffo non sente, ergo chissenefrega.
Poi quanto tutto si fa buio, accendo un paio di candele e sdraiata comodamente sul divano, faccio la mia lista delle cose belle accadute durante la settimana. Il mio modo per ringraziare l’Universo.
 
E voi che fate?
 
PS: oggi è uscito il nuovo singolo, cover di una splendida canzone: lontano dagli occhi lontano dal cuore

domenica 2 novembre 2014

...quel che resta

Non ricordo quando sia stato l’ultimo novembre con i riscaldamenti ancora spenti. Un autunno meraviglioso. Il cielo è terso e la quiete è quella del silenzio domenicale. Una tisana fumante, speziata e addolcita con miele. Spero che calmi il broncosauro imbizzarrito.
 
Oggi è il giorno dei morti. E a guardar bene quel che vedi per strada non sai se si tratta di festeggiare gli zombie, gli scheletri, i morti viventi o i trapassati. Perché tutto deve diventare una pagliacciata, non lo capirò mai.
Non vado per cimiteri. Ho dismesso questa abitudine quando mi sono affrancata dal nido famigliare. Va de retro! Riaffiorano alla memoria, ancora con orrore, le visite d’obbligo al campo santo con tanto di commemorazione religiosa… fermi per ore fra le lapidi, un freddo boia che ti gelava anche l’anima. A nulla poteva il cappottino imbottito e il berrettino di lana. Poi, una noia che non è fuori luogo definire mortale.
 
No, io ai crisantemi preferisco di gran lunga un altro modo per ricordare le persone a cui ho voluto bene, e a voler bene anche a coloro che non hai conosciuto di persona: il racconto. Fatti e misfatti tramandati oralmente da generazione in generazione. Racconti lontani, sbiaditi come foto in seppia, e storie recenti i cui colori sono ancora brillanti sulla retina. Aggiungi i profumi e i gusti delle pietanze tradizionali, e gli oggetti che già furono di altre mani. E prendi consapevolezza che chi se n’è andato, è ancora con noi, parte di noi… nei gesti, nel modo di parlare, nei gusti, in tutto. E per citare mia nonna, quando vivi bene… “quello che resta è l’Amore, e quello vale più di tutto il resto”.
 
 

giovedì 30 ottobre 2014

...lavanderia

 
Se non proprio la pace del mondo, almeno la pace dello stabile passa attraverso la lavanderia.
A ogni cambio di inquilini c’è sempre una strisciante ansia per il nuovo che arriverà e come si comporterà. Ora che sono anni che tutto fila liscio, temi sempre il rompiscatole che butterà tutto all’aria. Da notare che l’ultima che ha fatto scatenare l’ira di tutti era un procuratore pubblico. Si, proprio qualcuno da cui ti aspetti il rispetto delle leggi condominiali. No comment!
Bello che stavolta non sia stato necessario dover fare la ramanzina o ricorrere all’intervento dell’amministrazione. Abbiamo trovato un foglio sulla lavatrice con cui presentava lei e la sua famiglia (le figlie hanno nomi carini ma ti vien da pensare se siano stati inventati per un film di fantascienza) e in aggiunta la gentile richiesta di avere un altro giorno con indicati i motivi. Già il modo e le parole usate ti predispongono ad aiutarla.
Daffo non può cambiare il giorno, ma ha potuto cederle l’intera mattina. Poi le ho spiegato che c’è il giorno jolly che cade di domenica e lì tutti possono lavare… senza monopolizzare la lavanderia ovviamente. Un po’ tu, un po’ gli altri. D’amore e d’accordo, è già passato un mese e mezzo e lei si dice contenta perché qui da noi ha trovato il paradiso (ergo, nessuno sgarra il turno, ci si aiuta a vicenda quando qualcuno è ammalato, ci si scambiano inviti per il tè pomeridiano e biglietti per spettacoli vari).
 
Poi quando accade che una lavatrice si rompe…
“Farabutti!!!” ho sentito gridare al telefono l’ottuagenaria. Parlava con la segretaria amministrativa.
Trattenendo un sorriso, le ho chiesto novità circa la sua controversia e…
“Daffo, ho 85 anni e non possono lasciarmi la lavatrice rotta per due settimane. Si sono messi d’accordo e vogliono farmi morire?”
Le ho lasciato lavare nel mio giorno, dopo la vicina e dopo di me… con un po’ di organizzazione si sistema tutto.
 
Anche il resto della mia vita funziona molto bene, sempre con l’uso di tanta organizzazione per incastrare bene i tanti impegni. Scrivo ancora poco perché sono stata molto impegnata e in questi giorni ahimè ha colpito anche l’influenza riducendo ulteriormente le mie forze.
Ho frequentato diversi seminari di terapie alternative.
Ho fatto molte passeggiate in montagna.
Continuo a nuotare regolarmente.
Ho partecipato a una sfilza di concerti di musica classica e diverse pièces teatrali.
Una cosa a cui ci tenevo molto: ho ottenuto il brevetto per l’uso dei principali tipi di defibrillatore. Presto diverrò una “first responder”, ossia una dei tanti volontari che, tramite la centrale di allarme che invia una segnalazione via Iphone-app, entra in azione in caso di arresto cardio-circolatorio. È un unicum a livello nazionale. Siamo in molti e siamo sparsi su tutto il territorio. Grazie al fatto che siamo ovunque, arriviamo sul luogo dell’urgenza prima ancora dei soccorritori professionisti e possiamo fare la differenza. La percentuale di sopravvivenza è infatti salita di molti punti da quando tre anni fa è iniziato questo progetto. A volte basta essere al posto giusto nel momento giusto, e più siamo più questa possibilità cresce.
 
Non appena starò meglio, mi riprometto di riparlarne così come riprenderò a raccontarmi e postare in modo più regolare.
 

sabato 25 ottobre 2014

...guarigione

Apprendo da un libro di Louise Hay che, secondo alcuni studi, si può affermare che solo il 30 percento dei pazienti segue i consigli del medico. A parere poi del Dr. John Harrison, autore di Love your disease, molti vanno dal medico solo per alleviare i sintomi più gravi, affinché possano sopportare la malattia. È come se esistesse un tacito accordo subconscio tra medico e paziente: il dottore è d’accordo a non curare il paziente se egli finge di fare qualcosa per la sua condizione. Inoltre, secondo questo accordo, c’è una persona che paga e una che accresce l’autorevolezza, e così entrambe le parti trovano soddisfazione.
 
Ma la vera guarigione coinvolge corpo, mente e spirito, e se “curiamo” una malattia senza affrontare le questioni emotive e spirituali che le stanno attorno, essa si manifesterà ancora. Ovvio poi che c’è da considerare anche la tempistica: a volte si arriva in tempo a fermare la malattia e a farla regredire fino a completa guarigione. Altre volte è troppo tardi ma, in questi casi si può comunque aiutare ad alleviare la sofferenza mettendo in atto quella che gli sciamani definiscono una guarigione spirituale che se non ti fa vivere di più, certamente ti fa trapassare serenamente e in pace con te stessa e il mondo. E non è poco.
 
Se ne discuteva alcune settimane fa a un seminario di medicina alternativa. Tra i tanti relatori c’era anche una donna che è cresciuta accanto a un padre Grande Sciamano della tradizione dei Sioux Lakota. Divenuta lei stessa sciamano, ha vissuto molto tempo tra gli indiani nord americani cercando di apprendere quanto più possibile sulle loro pratiche mediche e spirituali. Infermiera diplomata secondo i crismi della medicina occidentale, fa di tutto per integrare il suo vissuto e le sue conoscenze nelle corsie d’ospedale. Un aiuto in più per i pazienti. Poi ovvio, c’è chi resta granitico sulle proprie posizioni ma c'è anche chi è disposto a mettersi in discussione e provare i benefici di terapie che per quanto “strane”, spesso sortiscono effetti positivi sorprendenti.
 
Il tamburo rituale aiuta a dare voce all'anima, ma a fare la differenza è comunque la capacità del singolo di affrontare certe problematiche per guarire davvero.
 
 

mercoledì 22 ottobre 2014

...siamo il frutto della nostra terra

 
“Il castagno è l’albero bello e buono che avvolge d’ombra fresca, di verde intenso e d’armonie soavi il mio villaggio. I ricci verdi cominciano ad ammorbidirsi in una tinta d’oro dopo la metà di settembre, e verso la fine escono già dai cardi aperti le castagne e cadono con piccoli tonfi tra l’erica non ancora sfiorita, i muschi molli e le prime foglie gialle. Con che gioia i ragazzi le raccolgono e con quanta impazienza sorvegliano il bollore delle prime farù!”

-tratto da un lungo articolo che mia nonna pubblicò nel 1928,
una ricerca sulle tradizioni della sua valle natia-

Ho avuto la grande fortuna di poter crescere in un piccolo villaggio, al ritmo delle stagioni e delle tradizioni popolari. Riconosco i profumi del bosco, i frutti, le piante, gli animali che lo popolano. Sono parte di me, e ritorno a loro ogni volta che posso. In questo mese di pausa blog, mi sono concessa anche una breve vacanza, e ho approfittato di queste meravigliose giornate autunnali per scoprire nuovi sentieri in una valle a me poco nota.
 
Scarponi ai piedi, sacca a tracolla, ho attraversato pascoli e frutteti, selve castanili e borghi antichi. Nessuna meta in particolare ma un vagare sognante tra colori e sentori che ovunque ti fanno sentire a casa. Ho raccolto mele di alberi selvatici che crescono ancora in terra di nessuno. Ho fatto abbondante scorta di castagne. L’agrifoglio non si può raccogliere ma è bello vedere che ne cresce ancora molto, e le bacche rosse fanno già un po’ natale nella boscaglia. Mi sono fermata a comperare miele da un contadino. Ho mangiato e riposato all’ombra di piante secolari, lo sguardo rivolto alla cresta spigolosa delle montagne e all’azzurro inteso del cielo.
E ti riempi di una pace infinita.
Finché esistono luoghi così, Daffo è felice.
 

martedì 21 ottobre 2014

...in heaven

 
 “O voi che siete in piccioletta barca,
desiderosi d’ascoltar, seguiti
dietro al mio legno che cantando varca,
tornate a riveder li vostri liti:
non vi mettete in pelago, ché forse,
perdendo me, rimarreste smarriti.”
 
-Dante, Paradiso II-

Mi fa piacere risentirlo… sempre a parlar di luna e dintorni.
Lui, il professore di filosofia che ama narrare di astri in tutte le sue declinazioni.
L’altra volta eravamo al parco, nelle ore estive, crepuscolari.
Stavolta siamo all’auditorio dell’università.
Interventi fuori corso, molto seguiti e interessanti.
Ci conduce in Paradiso. Prima o poi usciremo a riveder le stelle, ma per ora stiamo navigando sul legno… la barca la cui prua, ove risiede l’immaginazione, è il ventricolo anteriore, mentre la memoria sta a poppa… i timonieri e i comandanti… e’l naufragar che è dolce in questo mare… Daffo sorride a tutte queste metafore…
 
Fra i tanti impegni, ho voluto ritagliarmi anche una sera a settimana per approfondire la Divina commedia. Lavoro che non ho mai letto per intero e che affrontare in solitaria è quantomeno impresa ostica. In gruppo, oltre a essere divertente, ce la si può fare a carpire qualcosa di più che faccia apprezzare l’opera.
 
E poi a leggere qua e là, anche distrattamente, mi dico che qualche spunto lo trovo sicuramente per buttar giù una nuova fantasia per le sedute di ipnosi… proprio oggi l’insegnante mi diceva che è a corto di nuovi testi… rimedieremo, le ho risposto… e ho in mente un restyling di alcuni canti, un’aggiunta di Leopardi e Ariosto e ti mando in trance il paziente… si si… il caro vecchio Dante va bene un po’ per tutto… così come ti risveglia l'anima, ti può addormentare all'istante.