sabato 23 luglio 2016

...summer rain

L’estate è anche temporali. 
Ti svegli con il sole, poi il cielo si oscura, i lampioni si accendono e tra un tuono e un fulmine vien giù un acquazzone epocale. Poi d’incanto, come se si spegnesse un interruttore, ritorna il sereno. 
Oggi il bis. E per fortuna che nel cartellone manifestazioni, ci sono molte cose da fare e da vedere anche al chiuso. Ieri sera mi sono data a “la pazza gioia”, il bel film di Virzì che mi ha lasciato in testa la canzone di Gino Paoli Senza Fine…davvero senza fine. 
Stamattina invece, un recital nella chiesetta qui accanto: pianoforte e soprano. Un luogo con un’acustica spettacolare, dove ogni rumore rimbomba e si espande in modo esponenziale e perfettamente in ogni angolo. Tanto che a un certo punto, il soprano che dà aria ai polmoni e fuori tuoni a non più finire, han tremato i vetri e la struttura… mi sono irrigidita e aggrappata al bancone in legno… attimo di paura. Metti anche che le notizie di questi mesi sono di bombe improvvise nei posti più disparati, se senti un boato e il luogo dove ti trovi si scuote fin dalle fondamenta… ecco… mi sono tesa come un archetto e per un istante mi sono chiesta se dovevo abbandonare il mio posto e catapultarmi fuori prima che crollasse tutto. Ho atteso, poi è ritornato il sereno. 

E ci siamo goduti questo bis (il video trovato su Ytube è di qualche anno fa, il soprano è quella di oggi):

 

giovedì 21 luglio 2016

...una luce (poesia di P.P.Pasolini)



 

È una povera donna, mite, fine,
che non ha quasi coraggio di essere,
e se ne sta nell'ombra, come una bambina,

coi suoi radi capelli, le sue vesti dimesse,
.ormai, e quasi povere, su quei sopravvissuti
segreti che sanno, ancora, di violette;

con la sua forza, adoperata nei muti
affanni di chi teme di non essere pari
al dovere, e non si lamenta dei mai avuti

compensi: una povera donna che sa amare
soltanto, eroicamente, ed essere madre
è stato per lei tutto ciò che si può dare.

La casa è piena delle sue magre
membra di bambina, della sua fatica:
anche a notte, nel sonno, asciutte lacrime

coprono ogni cosa: e una pietà così antica,
così tremenda mi stringe il cuore,
rincasando, che urlerei, mi toglierei la vita.

Tutto intorno ferocemente muore,
mentre non muore il bene che è in lei,
e non sa quanto il suo umile amore,
poveri, dolci ossicini miei
possano nel confronto quasi farmi morire
di dolore e vergogna, quanto quei

suoi gesti angustiati, quei suoi sospiri
nel silenzio della nostra cucina,
possano farmi apparire impuro e vile...

In ogni ora, tutto è ormai, per lei, bambina,
per me, suo figlio, e da sempre, finito:
non resta che sperare che la fine

venga davvero a spegnere l'accanito
dolore di aspettarla. Saremo insieme,
presto, in quel povero prato gremito

di pietre grigie, dove fresco il seme
dell'esistenza dà ogni anno erbe e fiori:
nient'altro ormai che la campagna preme

ai suoi confini di muretti, tra i voli
delle allodole, a giorno, e a notte,
il canto disperato degli usignoli.

Farfalle e insetti ce n'è a frotte,
fino al tardo settembre, la stagione
in cui torniamo, lì dove le ossa

dell' altro figlio tiene la passione
ancora vive nel gelo della pace:
vi arriva, ogni pomeriggio, depone

i suoi fiori, in ordine, mentre tutto tace
intorno, e si sente solo il suo affanno,
pulisce la pietra, dove, ansioso, lui giace,

poi si allontana, e nel silenzio che hanno
subito ritrovato intorno muri e solchi,
si sentono i tonfi della pompa che tremando

lei spinge con le sue poche forze,
volenterosa, decisa a fare ciò che è bene;
e torna, attraversando le aiuole folte

di nuova erbetta, con quei suoi vasi pieni
d'acqua per quei fiori.. Presto

anche noi, o dolce superstite, saremo

perduti in fondo a questo fresco
pezzo di terra; ma non sarà una quiete
la nostra, ché si mescola in essa

troppo una vita che non ha avuto meta,
Avremo un silenzio stento e povero,
un sonno doloroso, che non reca

dolcezza e pace, ma nostalgia e rimprovero,
la tristezza di chi è morto senza vita:
se qualcosa di puro, e sempre giovane,

vi resterà, sarà il tuo mondo mite,
la tua fiducia, il tuo eroismo:
nella dolcezza del gelso e della vite

o del sambuco, in ogni alto o misero
segno di vita, in ogni primavera, sarai
tu; in ogni luogo dove un giorno risero,

e di nuovo ridono, impuri, i vivi, tu darai
la purezza, l'unico giudizio che ci avanza,

ed è tremendo, e dolce : che non c'è mai.
disperazione senza un po’ di speranza.


                                                        (Performance al parco, ispirata alle opere di Pier Paolo Pasolini)
 

domenica 17 luglio 2016

...per chi suona la campana

È difficile farsi un quadro della situazione attuale nel nostro continente e nel vicino medio oriente. Tanti fatti gravi che si susseguono; basta distrarsi un attimo e ti cambia il mondo. Metti anche che troppa informazione spesso crea disinformazione. Poi aggiungi che l’opinione pubblica sa solo un centesimo di quello che viene tenuto nascosto dai nostri governi. E quelli che parlano come persone a conoscenza dei fatti, sono solo fantocci che ripetono cose volute da altri. Così, tanto per creare ancora più confusione. 

Applichiamo quindi sempre la regola d’oro di sentire tutte le campane. 
Che non significa passare a tifare per il nemico ma, ascoltare anche altre voci per formarci un’opinione ragionevolmente obiettiva. Capire meglio il problema.
La ragione non sta mai solo da una parte. 
Così come il torto non è solo dei brutti e cattivi. 

A questo proposito, invito coloro che masticano l’inglese a sentire integralmente questa intervista con il presidente siriano: clicca qui
Per quanto sia considerato un criminale di guerra, un dittatore senza scrupoli, che ci piaccia o no questo uomo ha in mano una parte della verità su cosa sta accadendo in Siria. 

In questi 45 minuti, spiega come il suo governo sta combattendo con tutti i mezzi quelli dell’Isis e le altre organizzazioni terroristiche che vogliono prendere il sopravvento in Siria. Spiega che fermarli/ucciderli lì in Siria significa evitare che arrivino in Europa per fare quello che stanno facendo.
Fa l’elenco delle nazioni che armano questi gruppi terroristici, e spiega la complessità e le difficoltà logistiche del combattere cellule sparse e nascoste addentro alla popolazione siriana. 
Parla di come una guerra non distingue tra civili e militari, e di come gli occidentali non debbano giudicare troppo duramente… “per caso le bombe americane hanno ucciso solo terroristi?” 

Il giornalista americano gli chiede a più riprese di fare commenti sull’amministrazione Obama e sui due candidati alla prossima presidenza. Senza scomporsi, il presidente siriano ribadisce come da cinquant’anni a questa parte gli Stati Uniti non hanno fatto altro che destabilizzare il mondo. A ogni campagna elettorale si ripete la stessa retorica. A conti fatti, una volta entrati in carica i presidenti sono tutti uguali: chi in un modo, chi in un altro, vanno in giro per il mondo a fare guerre e creare scompiglio. Lui spera sempre in qualcosa di meglio, ma non ci scommette. Finora ogni nuova amministrazione si è dimostrata sempre piena di cattive intenzioni. 

Parla dei paesi suoi alleati: Russia, Cina, Iran. Mentre descrive i russi come un governo che agisce coerentemente seguendo dei valori, parla degli americani come un governo che dice una cosa e ne fa un’altra. Gli uni sono genuini, gli altri malintenzionati. 

Insomma, un colloquio interessante. 

lunedì 11 luglio 2016

...summertime

 

Ieri sera, faceva così caldo che le due pianiste dopo un’ora si sono scusate e hanno chiesto di avere pietà di loro: “Smettiamo di suonare, ci stiamo sentendo male. Ma fa sempre così caldo qua da voi?” 
Poverine. Ad anni alterni ci ritroviamo con estati torride. Umide. Soffocanti. Così terribili che nemmeno la gente del sud le sopporta. 
Inutile chiedersi il motivo. Prendiamo quello che arriva, e cerchiamo di passare attraverso il caldo con il minore dei danni. Ovviamente, nuovi brillanti consigli fioccano a iosa da cotanti studi scientifici… dormite con il materasso per terra, mettete la biancheria intima e le lenzuola in frigo, coricatevi bagnati… eh già. Figurati! Forse si sono dimenticati che hanno già inventato i ventilatori, e il frigo lo riempio di frutta e verdura e non certo di mutande!! 
Forse oggi, dio Pluvio volendo, arriverà un temporale che ci auguriamo pulirà l’aria e rinfrescherà il suolo almeno per qualche ora. Non chiediamo di più: una breve tregua. 
Nel mentre, Daffo resta in posizione orizzontale sul divano a leggere, accarezzata dolcemente dall’aria fresca delle pale del mitico ventilatore che ne ha viste di estati peggiori… eh si, il 2003 e i suoi 39 gradi. Ho superato quell’estate, posso superare tutte le altre al di sotto dei 40 gradi. E oggi siamo solo a 29… un’inezia. 

domenica 10 luglio 2016

...intramontabile



Non so dire in quante versioni abbia già visto Heidi. Un classico che si inizia a conoscere attraverso i cartoni animati, poi con i film tv, magari anche leggendo il libro, e poi… ecco il film per il grande schermo. Nella sua semplicità resta una storia che non stanca mai, e che mi strappa sempre qualche lacrima. Quindi ieri sera non ho resistito e ho affrontato nuvole di moscerini pur di sedermi all’aperto davanti al grande schermo e godermi questo film interpretato tra l’altro da Bruno Ganz.
Mentre il nonno, la nonna, Clara, e gli altri personaggi sono come li abbiamo sempre visti, la piccola che interpreta Heidi è completamente diversa da tutte le altre bambine che hanno ricoperto quel ruolo in precedenza. All’inizio a essere sincera mi ha spiazzata un po’, ma poi alla fine la sua bravura e il suo sorriso mi fanno dire che questa è senza dubbio la miglior Heidi da sempre.
Un altro bel film che vi consiglio caldamente.

sabato 9 luglio 2016

...e ancora ♫♪♫♫♪♫♪♫♫♪


Negli eventi estivi c’è spazio per tutti, dagli esordienti ai grandi big. 
Prima che si alzasse il sipario sul concerto di Noa accompagnata dal suo fido chitarrista e una grande orchestra sinfonica, mi sono accomodata su una sdraio al parco e ho ascoltato il trio bastardo. Eh si, si chiamano così. Un gruppetto emiliano. “Il nostro primo tour all’estero. La nostra sola e unica data, poi torniamo a casa.” Ragazzi di una simpatia travolgente. E’ stato un vero spasso. 

venerdì 8 luglio 2016

...così simili, così diverse

Dicono che gli insetti contengono molte proteine e in un futuro non molto lontano saranno serviti nei nostri piatti come specialità gourmet. Ecco, ieri sera al lago, proteine o no, non ho molto apprezzato l’aver mangiato manciate di moscerini in attesa che dessero inizio alla proiezione del film. Un caldo soffocante, solo sporadicamente allietato da qualche ventata tiepida, un odore di acqua di lago stagnante, un… ma chi cazzo me l’ha fatto fare di venire qui. E uno sbattimento di mani, pruriti al naso, continuo scuotimento di gambe braccia testa… che incubo! 

Queste le premesse. 
In seguito, per mia fortuna, un Almodovar al suo splendore mi ha fatto dimenticare tutto l’attorno e mi sono immersa in quasi due ore di profondo sentimento. Ho carpito l’essenza del film, tutte le emozioni e le ragioni che lo muovevano. Però non mi sono commossa. Nemmeno laddove la pellicola sfiorava tasti della mia storia personale quasi identici a quelli narrati. 
Eh si, quei “quasi” da cui scaturiscono nuove storie e altre emozioni. 
Si, dopo tutto quella di Antia, la figlia di Julieta, è una storia diversa. 
Un bel film, ve lo consiglio.

mercoledì 6 luglio 2016

…assieme per capire

Sono consapevole che di fronte a certi orrori, singolarmente non possiamo fare molto. Come auspicato in precedenza, adoperiamoci almeno per restare vigili e informati. 
Questo almeno deve restare un nostro preciso obbligo, per evitare che l’indifferenza e l’ignoranza fra qualche tempo ci facciano avere un brutto risveglio. Anche qualcuno è arrivato in alto grazie al silenzio della maggioranza, e non è accaduto molto tempo fa. E il paragone non è azzardato. La storia si ripete, inesorabile. 

L’altra sera, abbracciata da un’estate clemente, ho partecipato a un incontro con due giornalisti che conoscono bene il medio oriente per averlo viaggiato in lungo e in largo come corrispondenti. Con il cuore gonfio e gli occhi lucidi per la realtà con cui si sono confrontati, orrori inenarrabili, hanno raccontato esperienze e testimoniato anche del bene che nonostante tutto trova ancora casa anche fra le macerie e la miseria di queste popolazioni bombardate dall’alto e dal basso. Abbandonate dalle potenze occidentali, attaccate dai loro stessi governi. Città distrutte, ospedali presi di mira, gente che non vuole nemmeno farsi curare perché comunque vada non vedono nessuna prospettiva davanti a loro. Intere famiglie uccise, bambini rapiti. Assenza totale di acqua per lunghi periodi, in luoghi bruciati dal sole e tormentati da tempeste di sabbia. Confini che lasciano bellemente passare le armi e che trattengono gli aiuti umanitari di cui la popolazione ha impellente bisogno.

La parte di cui vi voglio scrivere però è quella un po' più storica. Una testimonianza l'ho già messa nel post di ieri, e ci sarà modo di riportarne altre in futuro.
Stavolta, voglio riassumervi con qualche slide e con poche parole quella che è stata definita “la rabbia musulmana”. 
Quello che sta accadendo ora, ha radici profonde e lontane. Andiamo ad analizzarle.
È interessante la lettura che il giornalista italiano ha fatto del problema. 

Secondo gli storici, la rabbia musulmana trova il suo inizio nei secoli scorsi nelle cocenti sconfitte che l’allora impero musulmano subì a Lepanto (1571) e affini. I cristiani europei che a suon di cannonate rispediscono gli ottomani fuori dal continente. Ai musulmani bruciano molto queste sconfitte, se le legano al dito. 

Poi dopo la prima guerra mondiale, arriva la spartizione della regione medio-orientale firmata da Sykes-Picot. Una divisione imposta dall’esterno (Regno Unito e Francia) che viene nuovamente mal digerita.


Ciliegina sulla torta: Ataturk che nel 1923 mette fine al califfato, impone la democrazia ecc. (vedi slide). Uno dei loro che distrugge quello che era considerato il grande stato musulmano. Inaccettabile ai loro occhi. Un tradimento. La situazione è sempre più difficile da digerire per il mondo arabo-musulmano. 


 Nascono i primi movimenti fondamentalisti. In alcuni stati, negli anni a seguire riescono a riprendere il potere, in altri restano all’opposizione. Lo scopo è ripristinare il califfato. 


Sappiamo che in quella zona del globo ci sono molti interessi economici. Gli stati occidentali, vuoi per ingenuità, vuoi per opportunismo, firmano accordi discutibili (acquistano petrolio, vendono armi). Arrivano perfino a sottovalutare la pericolosità di alcuni leader/terroristi. Quando se ne accorgono, è troppo tardi.

Quello che attualmente è il leader indiscusso del califfato (ISIS= Islamic State Iraq Syria) è stato per molto tempo nelle carceri degli USA. Mai considerato pericoloso. Viene liberato. Rintraccia i suoi compagni di cella e assieme si armano per ricostruire il grande stato islamico. La sua idea è folle, ma nonostante ciò raccoglie consensi in quel substrato di musulmani che da secoli cova rabbia e vendetta verso l’occidente cristiano. E poco importa che oggi come oggi siamo poco cristiani. Per loro, noi siamo tutti da convertire e/o uccidere. 

Un piano di lucida pazzia, come lo era quello di Hitler. Siamo in un altro secolo, ma ci sono ancora persone che come pecore seguono leader pazzi che fanno della violenza la loro bandiera. 

Dobbiamo evitare di farci buttare fumo negli occhi dai nostri governi, che da un pulpito declamano la pace, e con la mano sottobanco vendono armi a questi stati che foraggiano il terrorismo. 

Restiamo informati e lucidi. 
Fra le loro fila ci sono molte persone innocenti che come noi vogliono solo vivere in pace. 
Fra le nostra fila ci sono pure molte teste vuote e esaltati che non vedono l’ora di immolarsi per vedere realizzato il delirio di un pazzo. 

Restiamo informati e lucidi. 

martedì 5 luglio 2016

...continua a pregare, potrebbe essere l'ora prima del miracolo

È un proverbio medio orientale, usato da tutte le fedi.

Lei è Aidi, una donna siriana che ora vive in un campo profughi. Stipata con altri dentro minuscole tende, si adopera a pulire il suo spazio e quello degli altri occupanti. Questo tra un turno e l'altro per riposare sull'unico giaciglio che c'è: un materasso lercio buttato sulla terra nuda.

È madre di una famiglia numerosa, sei figli. Un marito quasi cieco. Gente povera che cerca di vivere dignitosamente come può.
Racconta di come quelli dell'Isis abbiano fatto irruzione in casa sua.
Il guerrigliero più anziano ha un moto di stizza e le strappa dalle braccia la bimba di pochi anni che piange disperata.
Vengono costretti a dar loro i pochi soldi che hanno e la casa. Vengono obbligati a fuggire altrove, pena l'immediata uccisione di tutti loro.
La famiglia parte, tranne la bambina che viene tenuta in ostaggio.

Son passati due anni. La madre è invecchiata di cento. Capelli divenuti improvvisamente bianchi, rughe di dolore che solcano il viso di una giovane donna.

Della bambina non se ne sa più nulla.

Alla domanda della giornalista su cosa possa lei fare per aiutarla, la madre risponde: prega anche tu per mia figlia.

Inviato da iPhone

domenica 3 luglio 2016

...ancora musica ♫♪♫♫♪

L’ultimo recital a cui ho assistito è stato un disastro. Il solo lato positivo: ho rivisto Claire, la spumeggiante insegnante di pianoforte di New York. Sempre elegante, ogni anno più giovane. 
La vedo litigare in prima fila. Quasi gli tira il bastone in testa. Voleva sedersi lì ma gli dicono che è già occupato. Imbestialita, se ne va. Mi passa davanti e mi si siede accanto. È così infuriata che non mi nota. Le picchietto sulla spalla… “Ehi Claire…” e le sorrido. Si volta, mette a fuoco attraverso la cortina di fumo che le esce dalle orecchie e riconoscendomi, sorride di rimando. Nei minuti che mancano all’inizio, mi inonda delle ultime novità. È andata a cena con il suo beniamino e mi mostra le foto… lui-lei-il suo maestro e mentore. Si illumina di gioia ogni volta che parla del suo pupillo, nuovo genio indiscusso del pianoforte. Bravo bravo, la nuova stella. 
Passano i minuti e finalmente il giovane interprete della serata si presenta in total black per un tutto Chopin. Un polacco suonato da un coreano. Mah. Sono un po’ scettica, ma è giusto dare una possibilità anche ai giovani esordienti. Bastano poche note e intuisco che sarà dura arrivare alla fine. Vedo la sofferenza di Claire… eh si, lei ne capisce di più e quindi ne patisce di più. Guardo il soffitto, il pavimento, il pianista che suda copiosamente mentre batte sui tasti come un forsennato… ma Chopin è un’altra cosa. 

Ieri sera ho quindi voluto rifarmi da questa delusione e sono andata a un concerto sinfonico. Programma interessante assai. Tra i tanti, il concerto di Aranjuez per orchestra e chitarra (vedi qua sotto il pezzo che tutti almeno una volta abbiamo sentito o canticchiato). Ahimè c’era una sfida importante degli Europei e la sala era semivuota. Vabbè, mi è dispiaciuto per l’orchestra che ci ha messo tanto impegno. Però con l’acustica che ha ingigantito i nostri applausi… anche noi del pubblico abbiamo fatto la nostra bella porca figura e fatto dimenticare le tante sedie vuote in platea. 

sabato 2 luglio 2016

...green is the colour of July


Meteo capricciosa. Avrei voluto ritornare a quote alte, ma i temporali improvvisi mi hanno fatto optare per una breve quanto incantevole gita pomeridiana poco fuori città. Non bisogna per forza andare chissà dove per trovare pace e tranquillità, aria fresca e tanto verde. Mi stupisco comunque sempre di come la montagna sia poco frequentata. Da una parte è un bene (si cammina bene in solitudine), dall’altra è preoccupante perché fa capire il distacco che si è creato con la Natura… e forse anche da qui tanto malessere addentro alla nostra società. 





giovedì 30 giugno 2016

...la prima escursione

 

Dieci chilometri facili, immersi nella natura, attraversando minuscoli paesi, pascoli, torrenti, pinete, immensi prati in fiore. Una temperatura che oscillava tra i 17 alla mattina, e 25 nel pomeriggio; ideale per camminare in scioltezza. 
Conosco molto bene questo lungo sentiero che nasce ai piedi di un passo sempre innevato sito a 2478 m/sm, e percorre in tutta la sua lunghezza una meravigliosa valle che conosce inverni lunghi e rigidi ed estati che sanno di fieno e latte appena munto. 
Il bestiame non è ancora salito all’alpe, quindi certe zone sono recintate perché le mucche hanno bisogno del loro spazio e gli escursionisti della loro sicurezza. Non posso fare il lungo fiume, poco male. Mi porto sul versante opposto e continuo senza intoppi nel mezzo del bosco.