sabato 25 ottobre 2014

...guarigione

Apprendo da un libro di Louise Hay che, secondo alcuni studi, si può affermare che solo il 30 percento dei pazienti segue i consigli del medico. A parere poi del Dr. John Harrison, autore di Love your disease, molti vanno dal medico solo per alleviare i sintomi più gravi, affinché possano sopportare la malattia. È come se esistesse un tacito accordo subconscio tra medico e paziente: il dottore è d’accordo a non curare il paziente se egli finge di fare qualcosa per la sua condizione. Inoltre, secondo questo accordo, c’è una persona che paga e una che accresce l’autorevolezza, e così entrambe le parti trovano soddisfazione.
 
Ma la vera guarigione coinvolge corpo, mente e spirito, e se “curiamo” una malattia senza affrontare le questioni emotive e spirituali che le stanno attorno, essa si manifesterà ancora. Ovvio poi che c’è da considerare anche la tempistica: a volte si arriva in tempo a fermare la malattia e a farla regredire fino a completa guarigione. Altre volte è troppo tardi ma, in questi casi si può comunque aiutare ad alleviare la sofferenza mettendo in atto quella che gli sciamani definiscono una guarigione spirituale che se non ti fa vivere di più, certamente ti fa trapassare serenamente e in pace con te stessa e il mondo. E non è poco.
 
Se ne discuteva alcune settimane fa a un seminario di medicina alternativa. Tra i tanti relatori c’era anche una donna che è cresciuta accanto a un padre Grande Sciamano della tradizione dei Sioux Lakota. Divenuta lei stessa sciamano, ha vissuto molto tempo tra gli indiani nord americani cercando di apprendere quanto più possibile sulle loro pratiche mediche e spirituali. Infermiera diplomata secondo i crismi della medicina occidentale, fa di tutto per integrare il suo vissuto e le sue conoscenze nelle corsie d’ospedale. Un aiuto in più per i pazienti. Poi ovvio, c’è chi resta granitico sulle proprie posizioni ma c'è anche chi è disposto a mettersi in discussione e provare i benefici di terapie che per quanto “strane”, spesso sortiscono effetti positivi sorprendenti.
 
Il tamburo rituale aiuta a dare voce all'anima, ma a fare la differenza è comunque la capacità del singolo di affrontare certe problematiche per guarire davvero.
 
 

mercoledì 22 ottobre 2014

...siamo il frutto della nostra terra

 
“Il castagno è l’albero bello e buono che avvolge d’ombra fresca, di verde intenso e d’armonie soavi il mio villaggio. I ricci verdi cominciano ad ammorbidirsi in una tinta d’oro dopo la metà di settembre, e verso la fine escono già dai cardi aperti le castagne e cadono con piccoli tonfi tra l’erica non ancora sfiorita, i muschi molli e le prime foglie gialle. Con che gioia i ragazzi le raccolgono e con quanta impazienza sorvegliano il bollore delle prime farù!”

-tratto da un lungo articolo che mia nonna pubblicò nel 1928,
una ricerca sulle tradizioni della sua valle natia-

Ho avuto la grande fortuna di poter crescere in un piccolo villaggio, al ritmo delle stagioni e delle tradizioni popolari. Riconosco i profumi del bosco, i frutti, le piante, gli animali che lo popolano. Sono parte di me, e ritorno a loro ogni volta che posso. In questo mese di pausa blog, mi sono concessa anche una breve vacanza, e ho approfittato di queste meravigliose giornate autunnali per scoprire nuovi sentieri in una valle a me poco nota.
 
Scarponi ai piedi, sacca a tracolla, ho attraversato pascoli e frutteti, selve castanili e borghi antichi. Nessuna meta in particolare ma un vagare sognante tra colori e sentori che ovunque ti fanno sentire a casa. Ho raccolto mele di alberi selvatici che crescono ancora in terra di nessuno. Ho fatto abbondante scorta di castagne. L’agrifoglio non si può raccogliere ma è bello vedere che ne cresce ancora molto, e le bacche rosse fanno già un po’ natale nella boscaglia. Mi sono fermata a comperare miele da un contadino. Ho mangiato e riposato all’ombra di piante secolari, lo sguardo rivolto alla cresta spigolosa delle montagne e all’azzurro inteso del cielo.
E ti riempi di una pace infinita.
Finché esistono luoghi così, Daffo è felice.
 

martedì 21 ottobre 2014

...in heaven

 
 “O voi che siete in piccioletta barca,
desiderosi d’ascoltar, seguiti
dietro al mio legno che cantando varca,
tornate a riveder li vostri liti:
non vi mettete in pelago, ché forse,
perdendo me, rimarreste smarriti.”
 
-Dante, Paradiso II-

Mi fa piacere risentirlo… sempre a parlar di luna e dintorni.
Lui, il professore di filosofia che ama narrare di astri in tutte le sue declinazioni.
L’altra volta eravamo al parco, nelle ore estive, crepuscolari.
Stavolta siamo all’auditorio dell’università.
Interventi fuori corso, molto seguiti e interessanti.
Ci conduce in Paradiso. Prima o poi usciremo a riveder le stelle, ma per ora stiamo navigando sul legno… la barca la cui prua, ove risiede l’immaginazione, è il ventricolo anteriore, mentre la memoria sta a poppa… i timonieri e i comandanti… e’l naufragar che è dolce in questo mare… Daffo sorride a tutte queste metafore…
 
Fra i tanti impegni, ho voluto ritagliarmi anche una sera a settimana per approfondire la Divina commedia. Lavoro che non ho mai letto per intero e che affrontare in solitaria è quantomeno impresa ostica. In gruppo, oltre a essere divertente, ce la si può fare a carpire qualcosa di più che faccia apprezzare l’opera.
 
E poi a leggere qua e là, anche distrattamente, mi dico che qualche spunto lo trovo sicuramente per buttar giù una nuova fantasia per le sedute di ipnosi… proprio oggi l’insegnante mi diceva che è a corto di nuovi testi… rimedieremo, le ho risposto… e ho in mente un restyling di alcuni canti, un’aggiunta di Leopardi e Ariosto e ti mando in trance il paziente… si si… il caro vecchio Dante va bene un po’ per tutto… così come ti risveglia l'anima, ti può addormentare all'istante.
 

sabato 18 ottobre 2014

...Autumn is the warmest colour


 
“La domanda giusta (…) non è perché esiste la musica, ma come può esistere.
In realtà, consacrando la mia vita alla musica, ho prestato aiuto a me stessa,
ho restituito me stessa al mio cuore.
Senza questa incarnazione, la musica non ha alcun senso:
non è il musicista che conta, né del resto il compositore.
È la disposizione a sentire la musica con tutti i sensi,
e a farla ascoltare con la propria carne.
È in questo scambio, e solo in questo scambio, che la musica esiste.
Altrimenti è soltanto un brusio…”
 
-Hélène Grimaud, estratto da Ritorno a Salem-