giovedì 31 maggio 2018

...mi affaccio solo un attimo


Sono convinta che quello che ci accade non avviene per caso. Con gli anni ho anche capito che tentare però al momento di capirne i motivi è impossibile. L’unica cosa da fare è accettare la realtà dei fatti, agire in modo costruttivo e sperare che dal tutto ne venga fuori qualcosa di positivo. Poi forse, e dico forse, un giorno capiremo e magari, e dico magari, ringrazieremo che certe cose ci siano franate addosso. Riassumendo: per il momento resto quindi con la speranza nel cuore, una parvenza di serenità e l’incazzatura facile. 

Non è facile, ma ce la sto mettendo tutta. 
Sono oramai passati sette mesi in modalità apnea, un lungo tunnel che mi sembra infinito, facendo lo strettamente necessario, riposando la più parte del tempo, e dormendo dieci ore per notte se non di più. Tutto per quella stronza che mi ha traumatizzato un nervo, per i suoi colleghi che vuoi per paraculismo, vuoi per semplice incompetenza non mi hanno diagnosticato la causa del dolore (forse voleva dire ammettere di aver sbagliato), né curato. 
Le cartelle cliniche omettono tanti di quei dati. Una cosa vergognosa. E questi sarebbero professionisti. 

Poi sono passata di mia iniziativa all’agopuntura, e ho fatto enormi progressi. L’area dolente si è ristretta così come l’intensità. Però mi risulta ancora impossibile sedermi per lungo tempo (niente cinema, né concerti, né teatro, né uscite a cena) o fare passeggiate. Mi sono quindi rivolta a un bravo internista e una collega con esperienza ultra trentennale nella medicina antroposofica. Grazie a loro piano piano sto vedendo ulteriori progressi. 
Ho imparato a farmi quotidianamente le iniezioni addominali, così da aiutare a sfiammare il nervo. La mattina lavoro, e il pomeriggio lo passo dentro casa… home sweet home. 

Che altro dire… mi sono rovinata tutte le feste da novembre a qui, ho perso tutta la stagione teatrale, concertistica, cinematografica. Quest’anno mi posso scordare pure i trekking in montagna. 

Mi resta solo questo da fare: ogni giorno apro le finestre, mi sdraio sui cuscini, metto su un cd di canzoni d’estate anni 60 e prendo il sole per tutto il pomeriggio. 
Quando piove, mi sdraio sul divano e leggo. 
Ordine del medico: stare a riposo. 

A presto.

mercoledì 17 gennaio 2018

...scampato naufragio



“Anche quando poi saremo stanchi
troveremo il modo per
navigare nel buio
che tanto è facile
abbandonarsi alle onde
che si infrangono su di noi”

Cesare Cremonini  - Poetica


Cari amici, buon anno… anche se con un po’ di ritardo.
L’intenzione era quella di ritornare a questo blog in maniera regolare. Poi come spesso accade nella vita, ci sono cose impreviste che mandano tutto all’aria e volenti o nolenti ci si deve adeguare.
La cosa accaduta non è per nulla positiva e sono oramai più di due mesi che a ogni piè sospinto mi sale il crimine, come direbbe Gioia. E allora ho rimandato la stesura di questo post fino al giorno in cui sarei stata in grado di scrivere qualcosa in modo decente e senza infilar dentro una sfilza di imprecazioni, insulti, rosari di bestemmie e quant’altro.
Che dire? Parte tutto una mattina di buon’ora a inizio novembre, quando noto qualcosa di inusuale e per togliermi l’inquietudine prendo (con il senno di poi) la malaugurata decisione di andare al pronto soccorso. Mai decisione fu più avventata e sbagliata sotto ogni punto di vista, ahimè. Dovevo voltarmi dall’altra parte e continuare dormire, dovevo. Ma tant’è, non possiamo riavvolgere il passato e riscriverci sopra.
Arrivo al pronto soccorso, e lì incontro una medico assistente no, una incapace, incompetente, babbea, deficiente che si rivelerà la causa di dolori atroci, inumani, dolori invalidanti che per molte settimane mi hanno ridotta a essere l’ombra di me stessa. Viste le premesse, il seguito della faccenda non poteva che rivelarsi peggiore, e vengo risucchiata vieppiù in un girone infernale: azzeramento della qualità di vita: fatico a camminare, non riesco a sedermi, non dormo più, non mangio più e perdo 4kg in breve tempo, smetto di lavorare e passo le giornate a letto a guardare nel vuoto e sperare che i bruciori e i dolori spariscano. Le successive visite non trovano soluzione ma l’ultima della serie conferma quello che già intuivo: grave trauma a livello profondo dei nervi…ecc. ecc.  causato da manovra violenta ecc. ecc.
In poche parole: colpa di quella medico assistente incapace, incompetente, babbea, deficiente.
Però questo un collega non lo può dire ma solo dare ad intendere, e allora si gira la frittata finché sembra che insomma… quasi quasi che è colpa mia. Mi vengono prescritti degli analgesici e… udite udite, una terapia di supporto per superare il trauma e ritornare serenamente a fare visite regolari. Ma VAFFANCULO!!!  Perché tu pensi che io qua ci torno ancora!?!?!

Io ero e sono in perfetta salute, ogni organo è al suo posto e in perfetto stato. E questo per merito solo ed esclusivamente mio! Merito mio! Perché io non mi trascuro! La mia salute è perfetta sotto ogni punto di vista. Così ieri, così oggi e così domani. Perché io mi prendo cura di me stessa a 360 gradi.
Poi accade che per mia ingenuità, faccio il mea culpa, mi metto nelle mani dei medici, e mi ritrovo con un danno causato da loro e che nemmeno sanno mettere a posto!! Non commento oltre o parte il rosario.
Giuro che:
Se qualcuno mi parla ancora di esami preventivi, lo prendo a sprangate.
Se qualcuno mi dice ancora che “è stata solo un po’ irruente”, gli faccio rivivere la mia esperienza a colpi di piccone.
Se qualcuno mi dice ancora “rifletti bene…” e mi snocciola la tiritera del prevenire, giuro che non rispondo delle mie azioni. Voi medici non sapete nemmeno cosa sia la prevenzione! Non sapete curare e volete prevenire…

Inutile dire che ho perso ogni briciolo di fiducia nei medici e nella medicina occidentale.
E mi sono ripromessa di evitarli da qui all’eternità. Basta!!

Dulcis in fundo, Daffo ha però ritrovato la speranza di guarigione.
Ed è questo ciò che conta e su cui mi devo concentrare.
Visto che gli antidolorifici non sono stati risolutivi e i forti dolori persistevano giorno e notte incessantemente, a inizio gennaio ho deciso di cambiare totalmente rotta e affidarmi solamente e completamente all’agopuntura e alla medicina tradizionale cinese con l’ aggiunta di altri piccolo rimedi inventati ad hoc da Daffo. La mia vita gira ora attorno agli aghi e alle erbe, ma comincio a vedere la fine del tunnel.
I dolori si sono notevolmente attenuati e ho ricominciato a camminare agilmente, a lavorare, a mangiare  con gusto, a dormire e soprattutto a sorridere e godermi ogni istante delle mie giornate.
Questo miglioramento è avvenuto solo da pochi giorni, ma sono contenta. Un grande passo avanti.
Sono sulla buona strada, teniamo le dita incrociate.
A presto!


domenica 26 novembre 2017

...non puoi o non vuoi?




“Non puoi o non vuoi?”
Fu questa la sua domanda, dopo che gli comunicai che non poteva venire ad abitare con Daffo. E a quel tempo non ho voluto nemmeno spiegargli i motivi. Ragioni troppo grandi per un bambino così piccolo. Mia pure  la convinzione che i minori per quanto possibile non vadano coinvolti in certe beghe famigliari, né messi nella condizione di doversi schierare da una parte o dall’altra.
A tempo debito verranno dati tutti i chiarimenti del caso, così mi sono detta.
E sospirando un “non posso”,  a malincuore me ne andai lasciandolo lì sul prato con un’aria da cane bastonato. Il mio nipotino.

In questi sei anni di lontananza, più volte ci ho ripensato. Anche perché questo fatto non è stato indolore per me; figuriamoci per lui.
Si poteva fare diversamente? No. 
Che gli avranno raccontato? Di tutto e di più. 
Mi odierà? e lo capirei pure.
E aggiungo che purtroppo la situazione pirotecnica in cui versava e tuttora versa la happy family, in questi anni ha azzerato ogni idea di ri-contatto.

Però poi accade che una mattina, tra la corrispondenza di fatture e giornali, trovo una busta più grande delle altre.
Una calligrafia tra lo stampatello e il corsivo.
Il mio indirizzo scritto giusto ma tutto storto.
Riconosco l’inchiostro di una penna a sfera blu. Non se ne usano più.
Incuriosita, la apro subito mentre sto ancora salendo le scale.
Ci sono dentro due biglietti.

A zia Daffo, con tanti smiles e gatti e cani
E nell’altro…Ciao zia Daffo, tanti auguri di buon compleanno da…
Mi si illumina il cuore.
Ha aspettato tutto questo tempo fino a saper scrivere...

Dal fondo della busta estraggo poi un piccolo braccialetto intrecciato a mano, fatto da lui.

Quel filo che ci legava, non si è mai rotto.
Il mio regalo più bello.




mercoledì 1 novembre 2017

...quel che resta




Ero ancora bambina, e un giorno chiesi: “Nonna, ma tu non hai paura di morire?”
Seduta sulla sua poltrona preferita, stava facendo uncinetto. Alzò un attimo lo sguardo e con una serenità disarmante mi disse: “No, non ho paura. Sai, ho avuto una vita lunga, ed è ora che lasci il posto a voi giovani. Ti immagini Daffo in quanti saremmo sulla terra se nessuno morisse?” (era molto pragmatica) e poi aggiunse “Ho avuto una vita bella. Credimi, non sempre è stato facile, ho visto due guerre e un tempo non c’erano tutte le comodità che ci sono ora. Ma ho avuto anche tante soddisfazioni. Ho vissuto appieno ogni momento e sono contenta. E quando sarà la mia ora me ne andrò via tranquilla. E anche tu, ricorda sempre: vivi bene ogni giorno, e sarà più facile morire.”

Vivi bene ogni giorno, e sarà più facile morire.

Ho fatto tesoro di questo consiglio, così come oggi sono fiori i tanti semi che molte persone hanno piantato dentro di me, attraverso le loro parole, i loro gesti, il loro amore e quant’altro.
Quel che resta insomma è tanto. Ed è questo che mi piace ricordare, non solo oggi.