venerdì 4 novembre 2016

...Daffo risponde a Carlotta

Non credetele, il suo non è un blog emergente. È tutta una finta. Ritorna dopo un‘influenza di tre anni e già a fare mille domande… 
Sto ovviamente scherzando. E GRAZIE per il premio. Mi fa piacere ritrovare Carlotta (clicca sul nome e arrivi al suo blog); con piacere sto al gioco e rispondo al questionario. 


Carlotta domanda – Daffo risponde

1-Perché hai iniziato a scrivere un blog? 
La leggenda narra che il mio primo blog* nacque per amore. 
Accadde che presi una cotta per una certa persona che camminava a piedi nudi… e chi vuol intendere, intenda… e lei aveva un blog (a quei tempi manco sapevo cosa fosse un blog). Frequentai lei, lessi il suo blog, e me ne innamorai… del blog ;0) 
Decisi quindi di farne uno tutto mio. Un mio diario di bordo. E il resto è storia. Sono sul web da quasi dieci anni o forse più; prima assiduamente e ora sporadicamente. Ma il piacere di leggere e interagire con altri blogger è rimasto immutato. E quanta bella gente ho conosciuto, via web/email/chat ma anche di persona. Perché dietro ogni blog, c’è una persona. 
E qui mi tolgo un sassolino… a “una cosa bella” che ogni tanto crede che io coltivi amici virtuali e quindi meno veri dei veri amici in carne e ossa… a “una cosa bella” chiedo: ma tu come mi hai conosciuta? E chi è quella che ti ha aiutata a montare i mobili… un’amica vera o un’amica virtuale? 
Io sono Daffo, così come Daffo è me… una persona in carne ed ossa. 

*vivere con il sole dentro 

2 - Ti sei mai pentita di qualcosa che hai pubblicato? 
No. Quando cancello è perché non sono soddisfatta di quello che ho scritto, oppure in passato perché a un certo punto pensavo che “occhi conosciuti e indiscreti” avessero scoperto il mio diario e allora… voilà creato un altro blog. 

3 - Cosa ti piace di più nel tuo blog? 
Gli amici blogger che commentano, e lo sfondo finto legno che ho impiegato un’eternità a trovare e sistemare come piaceva a me. 

4 - Se potessi associare un colore ad un momento? 
Il bianco della neve. Mi scalda sempre il cuore. La attendo con la stessa gioia con cui l’attendevo da bambina, e mi esalto allo stesso modo. 

5 - Un ricordo che ti fa battere il cuore? 
Uno solo?!?! A freddo non so rispondere. Passo

6 - Vino o birra? 
Birra quando fa caldo, vino bianco secco il resto dell’anno. 

7 - Se potessi toglierti un sassolino dalla scarpa.. a chi o cosa lo tireresti? 
Ho già preso a sassate chi lo meritava. Sono finalmente in pace con me stessa. 
Comunque, vedi punto 1… un piccolo sassolino tirato con affetto a una persona a cui voglio bene. 

8 - La tua vacanza ideale? 
Montagna, o comunque luoghi solitari. Non mi troverai su una spiaggia affollata o per dire a New York. 

9 - Per solidarietà con Carlotta, la regina delle gaffes, mi racconti una figuraccia? 
Quando inviai un biglietto di auguri di buon compleanno alla prozia ultra-ottantenne e ultra-superstiziosa. Il disegno era un mazzo di crisantemi… ops. Sono quasi stata linciata. 

10 - Il tuo peggior difetto? 
Cara Carlotta, non ho pregi né difetti ma solo caratteristiche ;0) 

11 - Il piatto a cui non sai rinunciare. 
Toglietemi tutto ma non il mio must di Natale: fricandò con patate al forno. 


martedì 1 novembre 2016

...la nonna dentro la credenza.

Il giorno dei morti. Me lo ricordo per il freddo novembrino che pativo da bambina alle funzioni pomeridiane che si svolgevano al cimitero. Anche a essere infagottati, il freddo trovava comunque il modo per intrufolarsi. Una volta, pur di sgranchirmi un’articolazione particolarmente rigida, mi sono ritrovata a prendere a calci una lapide. Poco cristiano, ne convengo, ma tant’è. 

Poi arrivò la maggiore età, e Daffo si scomunicò da sola e non mise più piede in nessun luogo sacro. Perfino la nonna, pia donna, sconvolse i figli comunicando loro che alla sua morte le sue spoglie dovevano essere messe nella fossa comune e chi s’è visto s’è visto. Niente tomba, niente croce, niente nome. Apriti cielo!! Dopo lunghe discussioni e trattative, raggiunsero un accordo: sepoltura e semplice croce in legno, punto. Così fu. 

Il giorno in cui morì fu il mio dolore più grande. Anche una parte di me morì. 
Ero miglia e miglia lontana, e non riuscii ad esserci per l’ultimo addio. Sono andata un'unica volta sulla sua tomba. Era come lei voleva. Questo mi è bastato. 

Ma lei da allora è sempre con me, ogni giorno. 
Mi è rimasto il suo amore incondizionato, che mi ha aiutata nei momenti più bui. 
Mi è rimasta la sua saggezza, che è sempre passata attraverso le sue azioni. Lei viveva quello in cui credeva, lei era l’amore e la dolcezza che dava agli altri. 
Molti ricordi, dialoghi, frasi, ricette di piatti che son stati tramandati per generazioni e che io continuo a preparare anno dopo anno… 
E non da ultimo, mi è rimasta la sua credenza. Costruita nel 1929. Regalo di nozze che ricevette da non so più chi. Il legno non è tra i più pregiati, ma la sua capienza, la sua forma, la sua utilità l’ha sempre resa indispensabile in tutte le case in cui mia nonna ha abitato. 
Da oltre un decennio, la credenza ce l’ha Daffo. 
Volevano buttarla via. L’ho portata via con la forza. L’ho fatta risistemare per darle solidità. 
Così accade che mia nonna vive anche dentro la credenza, e io le parlo così come facevo da bambina quando andavo in cucina per darle una mano e intanto si chiacchierava del più e del meno. 
Eh si, nessuno muore, prendiamo semplicemente altre forme. 

lunedì 17 ottobre 2016

...sera a concerto

L’altra sera ero un po’ rimbambita da un indefinibile malessere, però non ho voluto perdermi il concerto sinfonico che vedeva lei come protagonista. Mi sono intabarrata come si deve per affrontare il freddo e sono sprofondata nella poltrona della balconata come fossi addentro a un caldo piumone. 
Che dire? Tutto sommato è andata bene sia a me che non sono collassata, sia a lei che sebbene nel concerto orchestra e pianoforte di Schumann non abbia brillato come al solito, ha raccolto applausi entusiasti che si sono moltiplicati a dismisura dopo questo bis… semplicemente meraviglioso! 

martedì 11 ottobre 2016

...avanti!

"Serve sottolinearlo? Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione. Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato. La vittima d’una ingiustizia che non t’aspettavi, d’un fallimento che non meritavi. Ti senti anche offeso, ridicolo, sicché a volte cerchi la vendetta. Scelta che può dare un po’ di sollievo, ammettiamolo, ma che di rado s’accompagna alla gioia e che spesso costa più del perdono.” 
                                                                                                                              -Oriana Fallaci - Un cappello pieno di ciliegie-

Provo amarezza e delusione quando guardo quello che sta accadendo nel mondo. E quello che mi fa paura, è che se andiamo avanti così sparirà ogni democrazia nei nostri bei paesi occidentali. E non sarà lo straniero venuto da lontano a metterci in ginocchio (o la bomba sotto il culo). Saranno i nostri governanti babbei che ci porteranno all’esasperazione, e alla rivolta popolare. 

Per salvaguardare la serenità, suggerisco quindi di estraniarsi dalla realtà e coltivare ognuno il proprio orticello fatto di hobby e passioni, passeggiate, letture, nuotate, e sfornare torte e arrosti e quant'altro che ci fa bene al cuore e allo stomaco. 
Poi ora che è arrivato il freddo autunnale, tutti in letargo!! 

Andare avanti con il sorriso nonostante tutto e tutti. 


martedì 6 settembre 2016

...millesentieri



Nella vita ci sono degli spartiacque, e indietro non si torna più neanche volendo. 
A volte lo decidiamo noi, altre volte, quante volte… semplicemente, inaspettatamente, dolorosamente, accade. E ti ritrovi un po’ smarrita, incredula, con gli occhi lucidi a pensare… e ora? 

Molti anni fa, sospesa tra due mondi, ho imparato che per mantenere la serenità dentro, non si devono avere “sospesi”: impara a dire sempre con garbo quello che pensi, ricorda che i "ti voglio bene" e gli abbracci non sono mai troppi, non risparmiare atti di gentilezza e non dimenticare gli amici nemmeno quando sono lontani.

Forte di tutto ciò, il vuoto lasciato da chi se ne va resta doloroso, ma poi pian piano ritorna il sereno perché tutto è stato detto e quel che proviamo è un dolce ricordo indelebile che si fa carezza e scalda il cuore. 

Ispido è stato un caro amico per me. Una persona speciale. 
Attraverso i nostri blog ci siamo frequentati per quasi un decennio, imparando a conoscerci l’un l’altra. Abbiamo condiviso i nostri interessi e le nostre passioni. Ci siamo rincorsi nei corridoi del transatlantico, ci siamo tenuti per mano nelle stanze del maniero e nei travagliati addii. Attraverso tutto il Cammino e anche dopo. La sua presenza è stata complicità e amicizia, conforto. 

A lui devo l’acquisto della mia reflex. 
Ogni volta che la prendo in mano il pensiero va ai tuoi scatti distratti… e da ora sarà bello pensarti accanto, mentre mi spieghi come prendere meglio un’inquadratura e far risaltare un certo dettaglio, come quella cinquecento rossa d’antant nei vicoli del paese… quanto mi piaceva quella tua foto. 

A lui devo le lezioni di chitarra via web. 
Ci hai messo l’entusiasmo e il tocco del maestro per ideare delle lezioni ad hoc. 
Daffo ci ha messo impegno ma poi ha abdicato perché ha capito che strimpellare non era nelle sue corde. 
E’ stato comunque molto divertente!

A lui devo “l’arbitrario adattamento” della mappa di Daffo. 
Non sai quanto bene hai saputo coglierne l’essenza. 

A lui devo la scoperta delle bellezze della terra di “una cosa bella”. 
Ho sempre amato la gente del Sud, di ogni Sud del mondo. 

Caro Ispido, tu sei stato spesso il primo a sapere tante cose di me. 
Te le sussurravo in un orecchio, e tu sorridevi complice. 
Custodisci pure un ultimo segreto, che non ho ancora svelato.
Non ho lasciato "sospesi" con te, come vedi.

Per tutti questi motivi, resterai nel mio cuore. 
E ispirandomi a quel tuo Ispido Café che ha dato ristoro a tanti di noi viandanti del web, da oggi questo mio blog si chiamerà Daffus Café
Sarà diverso dal tuo nei contenuti, ma almeno nel nome voglio che ci sia il tuo ricordo in segno di gratitudine per tutto quello che hai fatto e per tutto quello che sei stato.
Rimarrai una persona unica e speciale.